Priorità di intervento in Italia

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Anche in Italia il fenomeno della scomparsa di specie è presente, seppur poco documentato. L’estinzione è dovuta storicamente all’uomo, soprattutto per la distruzione degli habitat, anche se attualmente questo fenomeno è molto meno importante. Paradossalmente, un’altra conseguenza negativa legata all’uomo è invece costituita dal cambiamento dell’uso del suolo, con l’abbandono di molte attività tradizionali. La Strategia Nazionale per la Biodiversità (MATTM, 2010) individua tra le principali minacce alla biodiversità a livello di specie e habitat “l’abbandono delle attività agricole tradizionali negli ambienti montani e sub-montani e semplificazione degli agro-ecosistemi negli ambienti collinari e di pianura”. L’estinzione delle piante sul nostro Pianeta è stata accelerata dall’uomo negli ultimi 50-60 anni tra 100 e 1.000 volte, rispetto ai livelli naturali. Pertanto sono state prese in considerazione diverse tecniche per arginare questo fenomeno, sia in che ex situ. Per questi motivi, oggi la necessità di conservare semi anche di piante selvatiche è sancita nei principali documenti riconosciuti a livello internazionale, come la «Convenzione sulla Diversità Biologica» (CBD, Rio de Janeiro 1992), ratificata da 175 Paesi. L’implementazione di tale Convenzione nel 2002, con la redazione della Strategia Globale per la Conservazione delle Piante (GSPC), ha portato alla definizione di azioni concrete di tutela, tra cui l’obiettivo della conservazione ex situ del 60% della flora minacciata mondiale, entro il 2010. Tale obiettivo è riconfermato, però aumentandolo, nella versione Europea della strategia (ESPC), e anche negli aggiornamenti post 2010 di entrambe le strategie. Ma quante sono le specie spontanee minacciate in Italia? Secondo quanto riportato dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità “allo stato attuale delle conoscenze la flora vascolare a rischio di scomparsa comprende almeno 1.020 specie, che rappresentano il 15,2% della flora italiana”. In realtà il loro numero potrebbe essere decisamente maggiore, come sostengono le liste rosse nazionali. Pertanto, azioni di conservazione in ed ex situ sono sollecitate dalla stessa Strategia Nazionale. ISPRA ha recentemente pubblicato il volume «La conservazione ex situ della biodiversità delle specie vegetali spontanee e coltivate in Italia», evidenziando la stato dell’arte, criticità e azioni da compiere.